Pochi contesti mi hanno regalato così tanta linfa, come questo “soggiorno” in Siria per ragioni lavorative.
Forse avrei dovuto fare questo viaggio anni fa; forse avrei sistemato tante cose della mia vita, ma così è stato e l’evento siriano è capitato ora, a cavallo tra il 2017-2018, e spero di ripetermi presto con altri nuovi viaggi, nuove sfide e nuove esperienze.

Prima di arrivare, immaginavo che mi potessero capitare situazioni intense che andassero dalle più tragiche, a quelle meno terrene e assurde ma spirituali. Però mai che potessero succedere tutte, e nemmeno tutte insieme: il rumore delle bombe, lo scoppio dei mortai, l’esperienza in un Paese in guerra, il rombo dei missili e dei caccia-bombardieri, il digiuno per scelta, il Ramadan.

Amo le sfide, non ho paura.

Quelle estreme poi mi caricano letteralmente a mille sotto il profilo ormonico dell’adrenalina e sono pronta e determinata, perché per la prima volta nella mia vita (e quante prime volte stanno accadendo da quando ho ri-preso in mano la mia vita due anni fa) ho lavorato sul controllo del mio corpo e della mia mente.

Evidentemente nata sotto una stella che andava in direzione ostinata e contraria, così, mentre svolgo le mie attività lavorative, per metterci più pepe decido di alzare l’asticella delle mie aspettative, approfitto del Ramadan (il digiuno musulmano) e decido di seguirlo; accetto la sfida.

Gradualmente, chiaro: sono/siamo culturalmente-fisicamente non preparati al digiuno completo sotto il sol-leone siriano di giugno (35-37 gradi).

Dopo le prime 3 settimane senza cibo, cioè senza mettere sotto i denti nessun solido (ma ho sempre bevuto e non ho fatto mancare i liquidi) fino al canto del “muezzin” al tramonto che qui a Damasco arriva attorno alle 19.45, nell’ultima settimana decido di seguire fedelmente la disciplina del digiuno completo e, continuando nella routine quotidiana lavorativa, ho fatto a meno anche di acqua e liquidi per circa una quindicina di ore per tutti gli altri giorni restanti.

Fatto, 30 giorni andati, senza esitazione.

Da appassionata di Crescita personale mi veniva in mente il video dell’amico Andrea (Giuliodori) sulla pratica dellaRegola del 40% delle nostre energie – mentali e fisiche – che dà prova di incredibili risorse nascoste in ognuno di noi e fa davvero pensare all’inesauribile forza di volontà (condita con buon senso, ovvio) di cui siamo tutti capaci, ma di cui ne ignoriamo spesso l’esistenza.

Bella lì. L’altro ieri è cominciata la festa di fine digiuno e in tutti i paesi musulmani si festeggia l’Eid, la festa che dura 3 giorni, in cui molta gente ne approfitta per abbuffarsi e recuperare i 30 giorni… Ecco, io al solito, graduale: riprenderò a mangiare (a pranzo finalmente! che gioia) gradualmente.
Ho fatto tanti sacrifici lo scorso mese per buttarli tutti a … belle signorine.

E sorrido. Mi fanno sorridere i vari commenti ironici e simpatici ricevuti – molti di questi provenienti dagli stessi locali siriani 🙂 (del tipo: “ma tu sei pazza” “ma sei sicura?” “sì, ma perché lo fai se non sei nemmeno credente/praticante?” “Bah. Per me non stai bene”), ai quali ho sempre dato le solite risposte più o meno comprensibili, anche se potenzialmente non condivisibili.

a) Ragione umanitaria: lo faccio per solidarietà! Sento il mio lavoro addosso. E il contesto in cui mi trovo, così come altri in cui mi sono trovata in passato, mi spingono ad empatizzare con la sofferenza; a provare a sentire come si sta, come si “vive”, soprattutto nelle zone più remote e inaccessibili, come i beduini nel deserto.

Lo stomaco si attorciglia dentro, ma niente di grave. Bevi e torni ok.
In ufficio, in giro, alle riunioni, nei meeting, a contatto con i colleghi, con altra gente, lo stomaco comincia a rumoreggiare e non sei solo. Normale, niente di grave. Bevi e va un po’ meglio. La prima settimana è così, è il rodaggio. Fai fatica all’inizio, poi il tuo corpo si abitua, prende il ritmo, mangia anche di meno la sera, si restringe. Ma l’acqua!

Capisci allora come l’acqua sia allo stesso tempo il bene più prezioso che abbiamo e quello maggiormente dato per scontato. È grave quando manca l’acqua.

Non solo si attorciglia lo stomaco, la gola è secca, la bocca è asciutta dalla sera prima, il cervello va in stand-by e sei lentissimo: nei calcoli, a scrivere, a parlare in inglese.

Fuori ci sono 30 e più gradi e io sono anche fortunata. Non lavoro i campi, sotto il sole.
Sono al coperto, posso azionare il condizionatore, e non mollo. Ci voglio provare. Non ho la pellaccia dura e resistente come chi, una volta all’anno, segue il digiuno da una vita intera e trova la forza nella fede in Dio.
La mia è una fede laica. Voglio capire.

E capisco un po’ di più infatti: l’acqua è vita e dà vita nel grembo materno. O la toglie.

La toglie quando in tempesta l’acqua giura vendetta agli uomini in mare, scegliendo quasi sempre i poveracci che invece l’hanno scelta per salvarsi. Non come la fame e la sete che invece sono condizioni che nessuno sceglie, a meno che come nel digiuno, non le si sceglie deliberatamente per ricordare il senso d’ impotenza, di sofferenza e il supplizio di chi invece è costretto, o è stato costretto, ad un digiuno obbligato.

b) Ragione salutare: detox! Basta esagerare! Nel cibo, come nelle relazioni tossiche, nei social, le varie cazzate. Dieta. Purificazione del corpo e dell’anima, capace di riportarti immediatamente a ri-apprezzare tutto (insegnamento orientale buddista e confuciano).

c) Ragione “Tigna (che nel gergo della Crescita personale è intesa come “tenacia” e figurati se poteva mancare un riferimento ;). Ora ammetto, non ho mai (e dico MAI) imparato ad avere il controllo della mia mente e del mio corpo.
E la smodatezza l’ho pagata cara in passato nella mia vita. Ho colto un’occasione cultural-religiosa per mettermi concretamente in discussione: se loro possono farcela, posso anch’io!

Il risultato ha sorpreso anche me. Ero abbastanza convinta di non farcela, soprattutto con il digiuno dell’acqua e con queste temperature e invece non solo sono riuscita a completare i 30 giorni, ma anche a lavorare – non senza fatica – e persino a continuare ad allenarmi.

Ho allenato tutti i muscoli qui in Siria.
Il muscolo della pazienza; quello della forza di volontà e, sì certo, anche quelli del corpo con i miei soliti allenamenti; le consuete partite di calcetto che non mancano mai con i ragazzi delle altre Organizzazioni, che anziché andare in vacanza sono rimasti con me e il Ramadan.

Un muscolo su tutti gli altri in particolare (un pochino atrofizzato e che invece è stato tenuto caldo e allenato) mi preme rimarcare: è quello della gratitudine. Il desiderio di acqua a fine giornata e il senso di appagamento dopo aver bevuto la prima volta, mi fanno sentire esattamente una cretina quando mi lamento, per niente.

Nessuna morale, nessuna “conversione sulla Via di Damasco”, rimango sempre io con i miei mille dubbi, il mio scetticismo, il mio agnosticismo, ma decisamente rinnovata e “allenata”. Grata.

Allora, davvero Less is More?! (poco è meglio).

A proposito: Eid Mubarak! cioè Buona Festa generosa a tutti!

Io e la mia t-shirt di Terre des Hommes “Run for kids” durante la partitella settimanale presso l’ Al Jalaa Stadium di Damasco, 2018.

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Digiu-No! ovvero Detox. Seguire il Ramadan
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