di Vincenza Lofino | edito da: Equilibri.net – 5 giugno 2012

 

Non è ancora stata chiarita la dinamica, né il momento in cui Paolo Bosusco, la guida turistica piemontese di Condove (TO) e Claudio Colangelo, un volontario missionario della provincia di Roma, sono stati rapiti da alcuni esponenti del movimento maoista Basadhara, nei pressi di Daringibadi, un centro di attrazione turistica nel distretto di Kandhamal, nello stato federato dell’India orientale dell’Orissa.

La vicenda

Secondo la polizia del distretto, i due italiani sarebbero stati rapiti lo scorso 14 marzo – secondo altre fonti, invece, il rapimento sarebbe avvenuto il 16 marzo – insieme ad altri tre indiani: un autista (Debendra Mohapatra), un aiutante (Kartika Parida) e un cuoco (Santosh Moharana). Questi ultimi rilasciati immediatamente.

Il sito della tv indiana NDTV ha riferito che poco prima del rapimento, i due italiani stavano scattando delle foto a delle donne locali intente a lavarsi in un fiume. In questa vicenda potrebbe anche inserirsi una recente controversia che oppone il governo locale dell’Orissa ai tour operator, per via di una legislazione sempre più rigida nei confronti dei turisti in materia di protezione della privacy dei gruppi tribali dell’area. Il funzionario di polizia JN Pankaj riferisce, infatti, che la polizia avrebbe impedito l’accesso a due escursionisti stranieri, mettendoli in guardia sulla minaccia rappresentata dai guerriglieri maoisti nella zona al confine fra i dipartimenti di Kandhamal e Ganjam.

Sembra, però, che i due italiani rapiti non fossero nuovi a viaggi simili. Bosusco, in particolare, era molto conosciuto nella zona. Frequentava l’India da 15 anni e viveva in Orissa otto mesi l’anno dove gestiva nella città di Puri – capoluogo del distretto di Puri – un’agenzia di viaggi, l’Orissa Adventurous Trekking, specializzata in escursioni alla scoperta delle tribù primitive della regione. A lui si era rivolto Claudio Colangelo, ex impiegato in pensione di Rocca di Papa, a pochi chilometri da Roma. Volontario per passione, Colangelo è sempre stato impegnato in missioni umanitarie in Amazzonia e un estimatore di tribù primitive.

La rivendicazione dei ribelli

In un’audio-rivendicazione mandato in onda dall’emittente NDTV, i ribelli hanno avanzato tredici richieste ai governi dello Stato dell’Orissa e dell’Unione Indiana, minacciando possibili conseguenze sui turisti se le stesse richieste non fossero state accolte entro pochi giorni dal sequestro. Tra queste spiccava una richiesta di denaro, la liberazione dei prigionieri politici maoisti e il blocco dell’operazione “Green Hunt”, l’offensiva delle forze di sicurezza indiane contro i ribelli maoisti “Naxal” lanciata già nel novembre del 2009.

I ribelli – noti anche come “Naxaliti” dall’insurrezione del 1967 a Naxalbari nel Bengala Occidentale – rappresentano un movimento con diverse sfaccettature. L’ideologia marxista comunista cui si ispirano, continua a sedurre ancora oggi le masse agricole e le comunità tribali rimaste escluse dal boom economico sebbene i sanguinosi attentati, le estorsioni, i sequestri ricorrenti di funzionari locali e poliziotti abbiano amplificato l’ostilità dell’opinione pubblica indiana.

Recentemente, si sono levate in loro favore voci di intellettuali di sinistra come la scrittrice pacifista Arundhati Roy che si è detta pronta a mediare in un eventuale negoziato di pace coi ribelli.

Arundhati Roy, che ha trascorso del tempo nelle foreste dell’Orissa, sa che qui lo Stato indiano non riesce a esercitare potere, che invece è nelle mani dell’esercito maoista, delle milizie di villaggio e dei consigli popolari. Nel suo ultimo libro “In marcia con i ribelli” racconta uno scenario drammatico: in Orissa, il governo indiano ha offerto pre-concessioni minerarie (bauxite e molti altri minerali) a grandi imprese multinazionali. Nonostante la Costituzione indiana vieti lo sfruttamento delle tribù di “andivasi” (gli indigeni tribali), le autorità da anni stanno conducendo una guerra che comporta la distruzione di villaggi, arresti arbitrari, uccisioni, stupri e deportazioni. Così, il movimento naxalita si è via via affiancato alla resistenza degli andivasi, espandendosi in tutta l’India centrale. Arundhati afferma che in India vi sono moltissimi tipi di forme di resistenza a questa crescita economica, che è considerata “una guerra contro i poveri” e forse, conclude, la capacità di ricacciare indietro lo “sviluppo” violento, viene proprio da questa pluralità.

La liberazione dei due ostaggi in tempi diversi

A poche ore dall’arrivo della notizia del rapimento dei due italiani, il governatore dell’Orissa, Naveen Patnaik, ha presieduto una riunione di emergenza con tutti i responsabili delle forze di polizia e di sicurezza operanti nell’area del sequestro dando la sua disponibilità ad intavolare un dialogo a condizione che i due italiani rapiti fossero rilasciati immediatamente e incolumi.

Intanto mentre da Nuova Delhi venivano sospese tutte le operazioni dei paramilitari contro i ribelli, dall’Italia, la Procura di Roma apriva un fascicolo sul rapimento per “finalità di terrorismo” e i maoisti facevano sapere di essere disposti a liberare un ostaggio qualora almeno una delle tredici richieste avanzate ai governatori dello Stato locale e federale venisse accolta.

Finalmente il 24 marzo, i ribelli maoisti hanno liberato Claudio Colangelo che dopo essere stato consegnato dai maoisti ad alcuni reporter locali ha raccontato di aver vissuto giorni difficili sostenendo la sua totale estraneità, e quella di Paolo Bosusco, alle dispute in atto tra diversi avversari politici.

A poche settimane dall’arresto dei due marò italiani trattenuti a Kerala (sebbene se ne esclude ogni collegamento), le parole di Colangelo hanno riportato infatti alla luce una situazione di incertezza diplomatica tra l’Italia, il governo centrale indiano e quello locale dello Stato dell’Orissa, intensificando le preoccupazioni su questi due casi.

All’ultimatum rinnovato dai ribelli per la liberazione di Paolo Bosusco con un nuovo video messaggio in cui si dicevano pronti a compiere “passi estremi” nel caso in cui il governo non avesse soddisfatto pienamente le loro richieste, finalmente il 12 aprile il leader dei ribelli Panda affermava di aver ricevuto un documento, sottoscritto da cinque mediatori e di aver preso visione degli impegni assunti dal governo in cambio della liberazione di Bosusco.

Il governo dell’Orissa trovatosi sotto molteplici pressioni – inclusa quella della polizia che continua oggi a protestare contro la scarcerazione di militanti ribelli, poiché vivrebbero nel terrore di rappresaglie (Il Manifesto) – si vedeva costretta a mantenere anche tutti i patti non rispettati lo scorso anno in occasione di un altro rapimento di un alto funzionario dello stato di Orissa, conclusosi fortunatamente con il rilascio.
La svolta, dopo giorni difficili di braccio di ferro tra maoisti e governo, è arrivata con l’impegno di Naveen Patnaik attraverso un “processo democratico” a: riconoscere lo status di “tribù registrate” alle popolazioni dei vicini distretti; migliorare le condizioni di alcune comunità tribali che vivono in regioni molto povere sebbene ricche di giacimenti minerari; risistemare gli sfollati e fermare la deforestazione a causa dei progetti minerari e scarcerare i 27 prigionieri maoisti tra i quali Subhashree Panda, moglie del leader Panda, conosciuta come “Mili”.

Per Paolo Bosusco l’incubo è finito. Al suo arrivo a Bhubaneswar, visibilmente dimagrito dopo quasi un mese nella foresta, ha avuto parole di comprensione per i maoisti. Nonostante il suo rapimento Bosusco ha raccontato di questa gente che “ha sofferto ingiustizie incredibili” mentre l’opinione pubblica li condanna a “dei criminali sanguinari”. Ha proseguito: “Fanno sentire le loro idee ..sebbene le impongano con le armi, ma sono esseri umani che hanno dimostrato il loro lato più umano. Basti pensare alle loro richieste genuine: l’assistenza medica per i tribali e le lezioni scolastiche nella loro lingua”.

Conclusioni

Il rapimento dei due italiani ha dunque suscitato molte preoccupazioni e analisi affrettate che ha visto per la prima volta in assoluto, sottolinea NDTV, un sequestro di cittadini stranieri da parte di uno dei gruppi del movimento maoista-naxalita. Alcuni analisti sostengono che il rapimento non avrebbe avuto l’intero dispiegamento di forze da parte dei gruppi maoisti né una chiara strategia preparatoria; si tratterebbe infatti di un’operazione locale, dettata più dalla situazione contingente riguardante le ambizioni personali di Sabyasachi Panda, che da una precisa intenzione strategica. Inoltre la pratica dei “safari umani”, molto in voga negli ultimi tempi tra i tour operator che attirano centinaia di turisti stranieri nelle aree tribali, non rappresenterebbe la causa primaria del rapimento, ma una dimostrazione del leader dei ribelli dell’Orissa di poter ricoprire un ruolo di primo piano all’interno del Comitato Centrale senza subire il controllo di altri leader maoisti, in particolar modo quelli provenienti dalla vicina Andhra Pradesh a capo delle operazioni in Orissa.

Si tratta dunque di un fattore che testimonia la scarsa unità dei gruppi maoisti e complica la soluzione del problema naxalita in tutto in Paese, vista l’estensione dell’insurrezione e l’appoggio attivo di una parte della popolazione.

Il primo ministro Manmohan Singh alcuni anni fa l’aveva già definita come la più grande minaccia per la sicurezza interna dell’India contemporanea: la sollevazione naxalita riguarda attualmente tutta la fascia nord-orientale e centro-orientale del Paese, il cosiddetto “corridoio rosso” dell’insurrezione maoista, interessando circa 20 dei 28 Stati componenti la Federazione indiana.

Secondo alcuni analisti la rivolta maoista, possibile ostacolo per la coesione interna del Paese, sarà completamente superata una volta che l’India saprà sconfiggere efficacemente l’estesa povertà presente nelle regioni contraddistinte dalla rivolta naxalita, affrontando i temi complessi legati allo sviluppo della maggioranza della sua popolazione, senza per questo stravolgere le peculiarità del sistema sociale e culturale locale in essere.

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Approfondimenti

“In marcia con i ribelli”di Arundhati Roy edito nel 2012 da Guanda

 

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India-Italia: il rapimento di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo

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