Parlo dell’indifferenza,
una brutta bestia alla quale non sono avvezza,
ma è proprio la sua presenza
a farmi giudicare quelle persone
che ne predicano l’esistenza.

Un esempio? una dimostrazione della mia fondatezza?
Si cala nei panni di chi non ti guarda, né ti ascolta per darsi importanza;
tira avanti senza decenza
e giura pure d’avere pulita la coscienza.

Ci va a braccetto: cummà Arroganza.
Per sua natura non si trattiene mai tra la gente,
come brufolo esplode … e che eleganza!
Acida attacca l’anello debole che sa che non tiene.
Troppo orgogliosa, una stronza. Che finezza!
Spara quattro cazzate al vento
e non si fa scrupoli se dall’altra parte,
la controparte può soffrirci in quel preciso momento.

L’indifferenza ti accende di rabbia e diventa la tua croce.
Pretenziosa, altezzosa.
Sembra che far sentire gli altri una merda,
la faccia stare in pace, perspicace!
Fiuta il momento giusto per umiliare con aria verace,
e ci scommetto che è lì sotto banco
col suo solito parlare piano, a bassa voce.
Ma ora questo giochetto in italiano non mi piace.
Vediamo un po’ se in dialetto fa più effetto,
criticare chi parla per parlare, e maldire chi lo fa per dispetto.
O per arroganza.

Pretendono posti d’onore sulla scala della diligenza.
Io dico che non meritano neppure il posto tra la polvere della scala d’emergenza,
queste persone, nate per guardare con invidia
ed ammirare gli altri per convenienza,
quella che prima spacciano come “altrui intelligenza”
e poi di essa sparlano nella loro futile, beata ignoranza.

(San Vito dei Normanni, BR, marzo 2003)

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Indifferenza & Arroganza
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