Vedi, caro figlio immaginario, nella vita non potevo che essere una tifosa dell’Inter di Milano.
Non poteva essere altrimenti, sin da quando da ragazzina prendevo a driblare i ragazzetti del vicinato, nel quartiere del mio paesello dove sono nata e cresciuta… facendomi prendere puntualmente in giro perché tifosa di una squadra mezza sfigata.

Diciamocelo, è vero! La mia Inter non è mai stata una squadra mondiale super-top con continuità.
Sono stati tanti gli inframezzi di vuoto cosmico e tante le stagioni buttate nel cesso, come quelle a cavallo tra il 1989 di Trapattoni (scudetto) e il 1997 di Ronaldo e Zamorano (coppa Uefa).

O come quelle fino al 2010, l’anno benedetto del Triplete (ah! 22 maggio 2010, nel mare nerazzurro dei 50mila pazzi in Piazza Duomo, io c’ero! Bellissimi ricordi).

Momenti di puro misticismo celestiale misti a momenti di depressione universale e di vuoto esistenziale che hanno sempre giustificato i cori degli amichetti bulli di paese che continuavano a prendere in giro.

E si sa, quando si è una ragazzina maschiaccio che nella sana competizione “sportiva” un filo ci crede, gli insulti non scivolano! Semmai scendono sul personale e in qualche modo segnano. E io ci rimanevo tanto male.

Vedi invece, caro figliolo immaginario, è proprio lì, nella messa in discussione dei valori e dei tuoi ideali, che si rafforza il tuo credo mistico e si diventa degli stronzi puristi, capaci solo di farsi amare o odiare. Ma mai di risultare indifferenti!
Come il sommo esistenzialista, il Re di tutte le panche del mondo: il leggendario José Mourinho!

Crescendo poi in età e in maturazione (e sofferenza) spirituale, non potevo appunto che tifare l’Internazionale e diventare Interista e Internazionalista, proprio in quanto congenitamente “esistenzialista” e “umanista”.

Una squadra che già nel nome si porta dietro tutto quell’ideale di libertà, di Solidarietà internazionale e di Internazionalismo. In un estratto del comunicato stampa diffuso dal gruppo sociale degli “Interisti Leninisti” si legge che tutti gli interisti per definizione dovrebbero chiamarsi: Fratelli del mondo!

Chi indossa questa maglia, il nero e l’azzurro, deve conoscere anche la sua Storia: chi decide di indossare solo il nero, non è interista né un fratello del mondo.
Siamo ben a conoscenza delle trame nere, e poco azzurre, che legano la nostra curva agli ambienti di estrema destra. Noi, come Interisti e Antifascisti, ci identifichiamo nelle parole del fondatore Giorgio Muggiani*
La nostra voce, fuori dal coro della Nord (curva), non arriva solo allo Stadio, ma rappresenta il pensiero della maggioranza degli interisti che ripudiano il fascismo e il razzismo e che ogni domenica si vergogna profondamente dei “Buuuuh” e dei “Vesuvio erutta”.

Vedi, figlio immaginario, c’è sempre una ragione per tifare Inter e non potrei mai sopportare e supportare nessun’altra squadra proprio per il senso di dolore e umana sofferenza che sono essi stessi insiti nei colori sociali della squadra: Il nero e l’azzurro.
Il nero della notte stellata, romantica e l’azzurro del cielo (sempre più blu!) e del sereno (variabile).

Noi interisti ripudiamo solo il nero! Ma se questo è mischiato al blu che da sempre esprime un senso profondo di nostalgica malinconia, si può solo immaginare allora quanto ancora siano presenti strascichi di pathos e di nostalgia per i ragazzi bellissimi (quelli veri) che furono e che ti nomino affinché tu possa un giorno chiedermi con stupore chi sono ed io con gli occhi che ancora brillano, pronta a risponderti!

E tra gli eroi della mia generazione, da giovane tifosa “consapevole” negli anni ’90 e 2000, non posso che ricordare:


Ronaldo da Lima-Il Fenomeno; Roberto Carlos; Dennis Bergkamp; Youri Djorkaeff; Ivan Zamorano-Il Terribile; Paul Ince; Nicola Ventola-Il Barese; Ciccio Colonnese; Walter Zenga-L’Uomoragno; Gianluca Pagliuca e Julio Cesar-L’Acchiappasogni; Taribo West; Samuel Eto’o; Walter Samuel-The Wall; Luis Figo; Roberto Baggio-Divin codino; Julio Cruz-El Jardinero; Wesley Sneijder; Diego Pablo Simeone-El Cholo; Alvaro Recoba-El Chino; Il Principe-Diego Milito; El Cuchu-Esteban Cambiasso; Maicon Douglas; Dejan Stankovic-Il Drago.
E sopra ogni cosa, persona e mito, il mio Capitano: El Tractor-JZ4!!!


Ecco, normalemente a questo punto ogni volta che nomino Javier Zanetti mi scappa più di una lacrimuccia e mi batte forte non-so-come il cuore, perché in lui ho sempre rivisto il mio giocatore e uomo ideale.
In quel Capitano di tutti mi sono sempre identificata e di lui sono sempre stata segretamente innamorata!
(anche di Nicola Berti, prima che diventasse panzone..)

Quanta nostalgia quindi, ma anche quanta grandissima pena, mortacci!

Ogni benedetta domenica con la Beneamata è sempre la stessa storia o meglio la stessa emozione al cardiopalmo: non sai mai se vincerai la partita… o se rimonterai all’ultimo minuto. Soprattutto non saprai mai come ti sentirai alla fine dei 90 minuti: io per esempio provo le stesse palpitazioni come dopo un allenamento di 10 km …

“Tutto quello che so della vita, l’ho imparato dal calcio” (Albert Camus), ripetono in coro gli “Interisti Esistenzialisti” un altro gruppo facebook.

E se nelle vita ho acquisito alcune certezze (e perse molte altre, ahimè), queste sono chiare, nette e cristalline: mai nella vita sarò simpatizzante del razzismo, del fascismo e della Juve!
E non per accostare necessariamente il calcio alla politica o al malcostume (…oddio…), ma per una ragione simbolicamente più ampia e moralmente molto molto più alta, al di là di prescrizioni e scommesse illecite:
La vita è davvero bellissima!
E andrebbe vista attraverso tutte le lenti colorate, sotto tutte le parrucche: abbracciando tutti i colori, tutte le etnie, le religioni, le culture, tutti i fratelli del mondo, tutte le sfaccettature e tutte le sfumature!

Che cacchio di vita sarebbe una vita in bianco e nero?
Una vita scialba, daltonica e in scala di grigi.
Senza colore, calore, sudore. Senza battito.
Una vita in pigiama da carcerato, come si addice ad altri.
Una vita filtrata da Instagram ma non quella là fuori, quella vera.

Auguri Fratelli del Mondo! 110 anni non solo di disperazione.
#beInternational #AMALA
*NOTA
“Questa notte stellata darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale perché noi siamo i fratelli del mondo” Giorgio Muggiani, tra i fondatori dell’Inter. 
Era il 9 marzo 1908 e presso il ristorante milanese "L’Orologio" nasceva "l'Internazionale di Milano" su iniziativa di 44 soci, tutti ex membri dell'A.C. Milan che avevano lasciato la società rossonera in polemica con la regola voluta dai rossoneri di non tesserare calciatori stranieri nella propria società.

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110 e Lode!

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