di Vincenza Lofino | edito da: Equilibri.net – 2 ottobre 2012

 

Il Nepal o Repubblica federale democratica del Nepal è uno stato dell’Asia meridionale di 147.181 km². Confina a nord con la regione del Tibet e a sud con l’India. Il territorio nepalese, prevalentemente montuoso, non ha sbocchi sul mare ed è compreso tra la pianura del Gange e la catena montuosa dell’Himalaya. La capitale Kathmandu è situata a circa 1.350 m d’altitudine, con una popolazione di 850.000 abitanti e circa 1.500.000 nell’intera area metropolitana comprendente diverse città e villaggi fra cui Lalitpur e Bhaktapur. L’area si estende nella cosiddetta Valle di Kathmandu, corrispondente all’alto bacino del fiume Bagmati. Geograficamente è diviso in tre tipologie di ambienti: il Terai, le colline e le montagne, che corrono da est a ovest e sono verticalmente intersecate da nord a sud da un ampio sistema fluviale. Amministrativamente il Nepal è diviso in cinque regioni di sviluppo (l’estremo occidente, il medio occidente, l’occidente, l’area centrale e l’area orientale) a loro volta suddivise in 14 zone amministrative e 75 distretti.

Politica interna

Dopo 260 anni di monarchia costituzionale, il 28 dicembre 2007 il Parlamento nepalese ha approvato un emendamento che ha sancito la transizione dalla monarchia alla repubblica, avvenuta il 28 maggio 2008 attraverso la votazione quasi unanime dei 601 rappresentanti dell’Assemblea Costituente, l’organo preposto a realizzare una nuova carta costituzionale e un nuovo assetto politico.

Le condizioni democratiche della politica nepalese sono abbastanza recenti e risalgono al periodo compreso tra il 1990 e il 2006, quando l’ondata di protesta popolare chiamata Jana Andolan obbligò il re Gyanendra, dopo una sanguinosa insurrezione decennale, ad abbandonare la monarchia e a promulgare l’attuale costituzione provvisoria.

Le agitazioni politiche dipendono in gran parte da un elevato numero di partiti politici esistenti che possono essere ricondotti a tre grandi aree ideologiche: l’ala nazionalista sostenitrice della monarchia e della religione induista, come il Rastriya Prajatantra Party; il partito comunista o il Communist Party of Nepal e il partito del Nepali Congress, cha dopo una prima scissone, si è poi riunito nel 2007. Questi ultimi due partiti, insieme al Partito dei Lavoratori e dei Contadini Nepalesi; al partito federalista a tutela della pianura del Terai, il Nepal Sadbhavana Party; al Fronte Unito della Sinistra e al Fronte Popolare Nepalese, il Janamorcha Nepal, costituirono quella che fu tra il 2006 ed il 2009 l’Alleanza dei sette partiti, diventati otto partiti quando in seguito si è aggiunto il partito maoista di Puspa Kamal Dahal, noto come Prachanda.

Sfruttando le agitazioni del 2006 e accordandosi con le istituzioni nel momento più propizio e conveniente ai loro scopi, i maoisti riuscirono ad entrare in Parlamento con settantadue deputati, soltanto due meno del Nepali Congress, il partito di maggioranza mentre il loro esercito riusciva ad essere integrato gradualmente nella vita civile e annesso all’esercito regolare. Il Parlamento così composto, incaricato di eleggere l’Assemblea Costituente, aveva nominato Prachanda in qualità di Primo Ministro.

Il successo dei maoisti in quegli anni è merito della strategia del loro leader: sfruttare la sfiducia generale per assicurarsi un risultato elettorale che avrebbe trasformato il Nepal in una repubblica socialista e, nello stesso tempo, scatenare le proteste popolari screditando i sindacati esistenti e mantenendo il controllo sulle aree rurali, teatro di una massiccia mobilitazione e campagna di reclutamento da parte di simpatizzanti maoisti, come la nuova organizzazione giovanile del Young Communist League (Ycl).

Dopo poco tempo, la presidenza di Prachanda aveva raccolto del malcontento non solo a livello internazionale e diplomatico ma soprattutto tra i suoi ex-sostenitori. Negli ultimi anni il “compagno Prachanda” era stato accusato di essersi “imborghesito” e di avere abbandonato la lotta armata, firmando una sorta di coalizione-farsa con i partiti che lo avevano portato a vincere le elezioni. Inoltre la progressiva perdita di potere nella regione del Terai e le continue denunce da parte di imprenditori e commercianti a danno della Ycl, ribattezzata ben presto “Young Criminal League” per l’abitudine a rapire, picchiare, terrorizzare ed estorcere denaro in tutto il Paese anzicché supportare la polizia a mantenere la pace e l’ordine, avevano suscitato le proteste delle Nazioni Unite per le violazioni dei diritti umani e il clima di terrore instauratosi nel Paese e compromesso la credibilità e l’operato dei maoisti in Parlamento.

La politica interna nepalese degli ultimi anni è stata quindi indirizzata a gestire il nuovo assetto repubblicano, l’assimilazione del’esercito maoista come forza politica “regolare” e a mantenere la coesione della coalizione di governo. Nell’agosto del 2011 dopo anni di stallo politico, l’Assemblea Costituente ha nominato Primo Ministro Baburam Bhattarai del Partito Comunista Maoista Nepalese, dopo Khanal, Kumar Nepal e lo stesso Prachanda.

Situazione economica

Il Nepal è tra i paesi più poveri e meno sviluppati del mondo. Circa un terzo della popolazione del Paese vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno e la sua economia è legata gran parte all’India e agli aiuti internazionali.

La sua posizione geografica, la scarsità di risorse naturali, le condizioni climatiche (legate in particolare alla stagione dei monsoni) e soprattutto i cambiamenti politici hanno condizionato notevolmente l’economia del Nepal. La situazione interna negli anni ha avuto naturalmente riflessi sul turismo, fonte di reddito del Paese. Il tasso di crescita del PIL annuo nell’ultimo decennio è cresciuto solo del 4,8% annuo; inferiore del 6% rispetto al piano quinquennale (1997-2002); ovvero lo strumento tipico delle economie pianificate nei Paesi di matrice comunista. (CIA – The World Factbook)

Nonostante ciò, l’agricoltura continua ad essere il cardine dell’economia. Essa fornisce mezzi di sussistenza per i tre quarti della popolazione e rappresenta circa un terzo del PIL. La produzione agricola è in crescita di circa il 5% in media rispetto alla crescita demografica annua del 2,5%; questo è stato possibile anche agli sforzi del governo che dal maggio 1991 ha avviato una serie di riforme economiche per incoraggiare il commercio e gli investimenti esteri, eliminando le licenze commerciali e le esigenze di registrazione, al fine di semplificare le procedure di investimento.

L’attività industriale invece è concentrata soprattutto nella trasformazione dei prodotti agricoli tra cui il tabacco, juta, canna da zucchero e grano. Solo di recente, la produzione di tessuti e tappeti si è ampliata e oggi rappresenta circa l’80% delle entrate in valuta estera negli ultimi due anni.

Durante la recessione globale del 2009, le rimesse dei lavoratori nepalesi all’estero in assenza di reali opportunità di lavoro locali è aumentato del 47% fino a 2,8 miliardi, mentre gli arrivi turistici, che hanno ispirato molte spedizioni sulle montagne dell’Himalaya, sono diminuiti solo dell’1% (CIA – The World Factbook). Intanto nell’ultimo anno (2012) la rupia nepalese, ancorata alla moneta indiana, ha raggiunto il minimo storico verso le valute forti, nonostante la crisi dell’euro, fissandosi alla soglia di Nrs. 112. (Blog di Enrico Crespi)

Relazioni internazionali

Nel 2011, a cinque anni dalla sua creazione, la missione Onu ha lasciato il Nepal in condizioni preoccupanti, tra vuoto istituzionale, bande armate e il rischio di un colpo di Stato. La chiusura dell’Unmin (United Nations Mission in Nepal), la missione delle Nazioni Unite creata per monitorare il processo di pace in Nepal, ha lasciato il paese tra polemiche e tensioni politiche senza ottenere i risultati sperati.

La missione era stata creata nel 2006 quando Prachanda aveva firmato con la mediazione delle Nazioni Unite uno storico accordo con il governo che avrebbe sancito la fine della lotta armata dei guerriglieri e messo fine a una guerra civile che è durata più di dieci anni e che è costata la vita a circa tredicimila persone. Aveva il compito di monitorare e sorvegliare la consegna delle armi da parte dell’esercito e dei ribelli maoisti, considerati ancora dagli Stati Uniti un’organizzazione terrorista a tutti gli effetti.

Sul fronte delle controversie sui rifugiati, il Nepal, stretto fra l’India e la Cina che si contendono il Paese (Pechino, in particolare, non vuole lasciare che diventi una terra franca per i tibetani), conta dal 1990 ad oggi circa 106.000 Lhotshampa (cittadini bhutanesi di origine nepalese, di religione induista, in gran parte espulsi dal Bhutan durante la pulizia etnica degli anni novanta) confinati nei campi profughi nel sud-est del Paese e circa 15.000 tibetani provenienti dalla Cina per cercare asilo politico. (tibetanrefugee.org)

Intanto una commissione di frontiera continua a lavorare su sezioni di terra contestate di confine con l’India, tra cui il controverso territorio di circa 400 km² a ridosso del fiume Kalapani, conteso tra il distretto di Darchula, in Nepal e il distretto di Pithoragarh, in India; un’area per la quale l’India ha istituito un regime rigoroso per limitare il transito dei ribelli maoisti e le illegali attività transfrontaliere.

Previsioni

Il Nepal è un Paese povero e prevalentemente rurale, con una crescita che si aggira attorno al 3,5%: un rendimento ben al di sotto dei grandi colossi Cina e India che lo circondano. Un Paese dominato da forti divisioni etniche e religiose e questo potrebbe favorire una spinta centrifuga verso i giganti limitrofi.

Questo è uno scenario temuto soprattutto dai bramini della upper class che si opporrebbero ad uno schema politico di tipo federalista: i gruppi etnici dei Tamang, Limbu, e Janajati chiedono un federalismo basato sulle razze; i Bhaunus, i Chetri e Thakuri e i Dasnami, lo chiedono su basi religiose. Infine vi sono i Madeshi che rivendicano una promessa dei maoisti: la separazione politica nello stato unico del Terai.

Queste divisioni, spesso strumentalizzate dalla politica, sono un ulteriore elemento di complessità che acuiscono il senso di instabilità e di insicurezza nel Paese. L’Assemblea Costituente che doveva finire i lavori entro il 2008, dopo 4 anni di continui rinvii (quest’ultima estensione, la quarta, è stata giudicata illegale dalla Corte Suprema che in base alla Carta Costituzionale provvisoria, stabilisce un mandato della durata di due anni, con sei mesi aggiuntivi per eventuali casi di emergenza) ha fallito il suo mandato che avrebbe permesso di promulgare la nuova Costituzione. Tutto da rifare per la classe politica in forza al governo nepalese: in questi ultimi anni non è stata in grado d’amministrare il Paese, di riformare le istituzioni, di creare le condizioni per lo sviluppo e di scrivere il testo definitivo della Costituzione.

Principali dati socio-economici

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