Stordita.
Appesantita dai frastuoni della gente confusa, annichilita.

Avvilita.
Mi piace giocare fino in fondo la partita,
pronta a fare i conti quando è finita.

Impaurita.
Sono come quell’anima sperduta nella selva oscura
laddove la retta via era smarrita.

Indebolita.
Invaghita di una realtà mai esistita, vagheggiata.
Come sparita tra i meandri della mia immaginazione infinita.

Infastidita.
Un’illogica illusione svanita dopo essersi fatta strada nella mia mente tramortita;
tradita da una gioia proibita.
Pressoché rimbambita mi sono sentita da questa storia in uscita,
una situazione strana, poco chiarita.
Una felicità smisurata, spazzata via
per qualche puttanata dalla fiera sorte agguerrita.

Incattivita.
La mia parte ora s’è invertita.
Ora sono io quella incazzata per la profonda ferita, subìta.
Colpita a fondo, sembrava un’occasione squisita,
favorita da una ghiotta smentita.
La considerevole contropartita, poi degenerata.

Appassita, insomma.
Come la forza vitale un tempo acquisita,
e ora affievolita, che non è riuscita ad emergere. È fallita.

(San Vito de Normanni, BR, inverno 2003)

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Passività
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