DAY 0

Sorridenti anche sotto il diluvio di Milano tre membri dei quattro in partenza per il campo di volontariato in Serbia.

Nella foto: io, Sara e Davide. Fede ci raggiunge in Serbia.
Si comincia! #TLwinter17

 

 

 

 

DAY 1

Arrivo a Bogovadja/Valjevo (Serbia)!

 

 

 

 

DAY 2

Caro Babbo Natale, grazie per questo regalo di compleanno a sorpresa, cioè deciso all’ultimo momento e per questo, più bello! Ho sempre però come il sospetto (fondato!) che tu (e chi dietro di te, tipo i miei genitori disperati) che tu rimanga sempre scioccato dalla follia delle mie richieste… ma per non farmi arrabbiare, mi accontenti sempre. Grazie per avermi fatto vivere gli ultimi compleanni sempre all’estero.
Questo anno il Grazie vale doppio! perché mi rende doppiamente utile (in Serbia come in Siria), doppiamente più vecchiotta (perché doppia è la cifra, 33) e quindi doppiamente più felice!
P.S. come ogni mio compleanno, Marta è con me! 
(Marta4kids ONLUS)

DAY 3

Regalo di fine anno: siamo usciti su “Avvenire”.
Meglio di così!

>> Leggi qui

 

 

 

 

 

DAY 4

L’abbiamo passato così l’ultimo dell’anno, rispettando la tradizione e divertendoci a tombola! Prima i casinisti più piccolini, poi i medi e alla fine, con impazienza, gli adulti.
Niente da dire sui vincitori e sui premi (che poi, a dire il vero l’ultimo premio nerazzurro, l’avrei voluto pure io, e magari pure la maglia del “Drago” serbo Dejan Stankovic … cazzarola!). Ovviamente alla fine hanno vinto tutti… fortunati al gioco, si dice. Già. E altrettanta noi volontari gliene auguriamo fuori da qui, da questo centro, dopo questo passaggio.
Buon anno e buona fortuna a chi (e)migra per scelta e a chi è costretto a farlo. Happy 2018! Happy you, my friends!

And NIGHT 4

Buon 2018 a tutti, dai volontari IPSIA/Caritas da Belgrado!
Živeli!🍾🍾

 

 

 

 

 

 

 

DAY 6

Imparando i numeri in inglese:
– Ok ragazzi, oggi disegniamo tutti una macchinina che avrà il vostro numero preferito!
– Sììì! La mia, guarda la mia! 7… CR7!!! 😅😅

#OmologazioneCulturale

 

 

 

 

DAY 7

“Strega chiama color…”
Pare sia popolare internazionalmente. Non lo sapevo.
Giornate a tema queste al campo di Bogovadja: imparando i colori primari e secondari e recintando i numeri in inglese.

 

 

 

 

 

DAY 8

Attività con le donne oggi.
Tra il cucito e lo smalto, abbiamo inserito lo sport, il corpo libero e… il karate!
Che incredibilmente è riuscito nel miracolo: unire le afghane e le iraniane nella stessa stanza. Brava la nostra teacher Fede!

Abbasso le barriere Gender!

 

 

DAY 9

Nel campo ci sono afghani, iraniani e curdo-iracheni soprattutto. Poi anche nigeriani, macedoni, siriani (pochi) e cubani.
Si comunica come si può, come si riesce. Con l’inglese si fa fatica. Tra di loro si mastica un’interlingua che è una sorta di babele farsi/arabic-english.

Allora prendo le pettorine, il fischietto, abbraccio il pallone e scendo in campo ..e guarda caso l’unico vero linguaggio che unisce e mette d’accordo tutti nel mondo è e rimarrà sempre il gioco più serio che ci sia: footbaaaaaall!

 

DAY 10

Laboratorio di pittura, perline, realizzazione di photo-frame e attività all’aperto. Come concludere?
In teoria, potrei partire genericamente dai saluti, dalle coccole sincere e un po’ lerce dei bimbi del campo. Potrei fare dei gran discorsi sulla pace e sull’universo, sul come cazzo ci si finisce in un campo profughi e, ancor prima, sul come si faccia a diventare dei profughi e perché.
Mi astengo perché non è il mio ruolo. Invece faccio un’altra cosa: ringrazio i miei compagni di avventura, la nostra squadra di impavidi moschettieri volontari. 


Grazie ragazzi, è stato un onore condividere la gioia dei bambini assieme a dei professionisti della pedagogia come voi. Che la vita vi regali sempre follia, sorrisi da spargere nel mondo, abbracci impiastricciati e un casino di schizzi di colore!

Ps. You can make a change! come la colonna sonora di “Demain” ascoltata a cappella, a casa!

 

FUORI LISTA

Leggo gli ultimi articoli e i tweet insanguinati di questi giorni, che provengono dalla mia nuova “casa” in Siria, dove tra qualche giorno tornerò, dopo queste “vacanze” in Serbia.
Tanto per cambiare: nuove vittime in una guerra senza fine che torna ad ammazzare ancora e con veemenza dall’inizio del nuovo anno, e che molti consideravano una guerra finita.. finita, ma dove?!
È questa la prospettiva del nuovo anno?
È questo quello che ci ha lasciato in eredità il 2017?
Non avevamo tutti dei buoni propositi con il nuovo anno?
Dove sono i sogni di tutti i bambini?
Dove sono i miei sogni? quelli di chi mi legge?
Che poi, chi mi legge e chi mi ascolta?
Che ne sarà dei bambini del campo profughi di Bogovadja che ho lasciato in Serbia e che, in buona parte, provengono da questi continui conflitti nella zona più calda del mondo, il Medio Oriente.
Dove andranno? Che fine faranno? E i loro giochi, avranno voglia di giocare ancora con gli adulti? e con me?

Paranoia. Voglio solo non avere paura e ricordare i loro giochi.
Li ho impressi nel mio cuore per sempre, come impressa è la poesia di Bertold Brecht: I Bambini Giocano.

“I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace, perché gli adulti da sempre fanno la guerra; tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara e un altro uomo non ride più. E’ la guerra.
C’è un altro gioco da inventare:
far sorridere il mondo, non farlo piangere.
Pace vuol dire che non a tutti piace lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno, perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini non sono dei pasticci;
che la tua mamma non è solo tutta tua;
che tutti i bambini sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura”

 

 Tutte le altre foto del campo cliccando l’immagine qui

 

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Dieci giorni in un campo profughi in Serbia

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