È arrivata forse l’ora dell’amore, quella che sento ora?
Dimmi allora cosa è per te “amore”.

Forse questo battito del cuore mio che mi porta lontano:
a pensarti così distante, così via,
al ricordo di quegli abbracci sul divano,
quel bisogno di affetto, affetto da nostalgia.

Forse la colazione insieme ogni mattina; le cene fatte in casa,
quella dedica; quella canzone; il fremito nell’attesa.
Forse quello sguardo complice, quella strizzata dell’occhio.
o quel sostegno a prescindere, quella parola dolce nell’orecchio.

Forse il ricordo di pelli che sanno di vita, soprattutto.
Di pelli lisce, profumate, poi umide e odorose al contatto.

E qui l’attrazione fisica diventa attrazione spiegata dalla fisica:
Forse-il-peso di due corpi che si sovrappongono, si stringono e si avvolgono come una matassa:
la forza-peso dell’interazione gravitazionale
che agisce tra due corpi dotati di massa,
spiegandone la legge di Newton e della gravitazione universale.

E il pensiero che langue tra le mille altre domande che vorrei sottoporti:
Cosa fai senza di me? Cosa mangi? Che vestiti porti?
Con chi parli? Ci sono io tra i tuoi pensieri?
Ci sarò tutti i giorni o sarò presto un ricordo di ieri?

Pensi che vivremo per sempre questo battito, questo desiderio?
O è solo il sapersi lontani che stupisce, stordisce,
mentre il sentire -quando prossimo- è un po’ più refrattario?

(Damasco, Siria, gennaio 2018)

Murales a Cagliari, Sardegna. Estate 2017

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Sussulti d’amore
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