Per esempio tra le altre cose accadute a Samos (in Grecia) durante il mio periodo di volontariato, una delle attività in cui ho messo in forte discussione i miei limiti, è stata quella a supporto della ONG olandese Movement on the Ground nella raccolta dei rifiuti prodotti nell’area della tendopoli nominata proprio “la Giungla“, the Jungle.

Proprio come una giungla, l’area è nata informalmente nella campagna e circonda per diversi ettari di terra il campo militarizzato, l’hotspot, dove sono reclusi i migranti rifugiati che arrivano dai paesi in guerra o in crisi (qui nel link per vedere il video di Indigo sull’hotspot sullo stato attuale).

Sorvegliato H24 e difeso con il filo spinato, il campo profughi, impossibile da fotografare se non si vuole rischiare una denuncia per violazione della privacy, ha una capienza massima di 600, massimo 1000 posti, e invece oggi ospita più di 3000 “inquilini”.

Nella giungla intere famiglie che non hanno trovato “ospitalità” nel campo ufficiale, sono costrette a vivere ammassate in un’area circoscritta tra arbusti e cespugli, sulla terra brulla, senza acqua, né elettricità.

In questo postaccio che è the jungle, Movement on the Ground si occupa sostanzialmente di fare due cose: recuperare in grossi sacchi neri della spazzatura migliaia e migliaia di rifiuti che vengono lasciati attorno le tende e negli spazi comuni della tendopoli, talvolta anche con l’aiuto di scavatrici per le grandi masse/pile di spazzatura. I sacchi sono poi depositati in aree predisposte per la raccolta ufficiale da parte dei netturbini comunali che però si guardano bene dall’attraversare la giungla, ma raccolgono solo quello che vedono esposto nelle aree predisposte.

La seconda attività riguarda la distribuzione di sacchi neri nuovi alle famiglie che abitano la giungla nel tentativo di educare alla raccolta, nel rispetto dei propri spazi e di quelli comuni. Una sorta di attività educativa spiegata ogni volta mentre si distribuisce un set di bustoni passeggiando tra le tende, scambiando così due chiacchiere e approfittando per conoscere i nuovi abitanti.

Per raccolta dei rifiuti intendo anche: si raccoglie tutto, ovvero qualsiasi tipo di scarto organico e non, materassi in disuso e rotti, pannolini usati, lattine, plastiche maleodoranti, e soprattutto avanzi di cibo marci, lasciati ad essiccare al sole, o lasciate ad avariare: alle volte intere confezioni di cibo, spesso poltiglie spacciate per derrate alimentari e distribuite al campo, che invece fanno la fine dei vermi della terra perché disgustose, insapore, poco nutrienti, e perciò ritenute sotto il livello del rispetto della dignità umana.

A passeggiare tra le tende l’odore è forte e quando ci si ferma davanti ad una pila di rifiuti, è molto spesso nauseabondo. Fare questo lavoro specialmente d’estate con le ore calde, sotto il sole, fa fermentare odori e fetori.

Per questo tipo di attività molto spesso la mascherina non basta e la disgustosa scena di ratti, topi e altri vermi in passaggi impervi, arrugginiti e accompagnati dalle mosche, richiede fegato. Nonostante la divisina d’ordinanza, i guanti e i bastoncini adibiti alla raccolta, infatti, i conati di vomito non sono mai mancati. Lascio allora solo intendere come io e i miei amici, siamo riusciti a lavorare con durezza.

E siccome – ricordiamo – il benessere di tutti, volontari inclusi, è priorità assoluta e siccome questo rimane comunque un lavoro volontario, quindi non siamo obbligati a seguire né il calendario, né la tempistica del padrone, per un periodo abbiamo deciso di continuare queste attività nel tardo pomeriggio posticipandole dopo le 18, quando il sole è meno forte e i mal-odori si attenuano un po’.

Certo come netturbina junior direi che me la sono cavata piuttosto bene. Amo le sfide e spesso mi è capitato di superare me stessa mentalmente e fisicamente, come in questo contesto-limite, spingendomi con corpo, braccia e mani (sempre coperte dai guanti) nelle fosse lerce e senza il supporto dei bastoncini acchiappa-lattine, per fare prima.

Tanto è bastato per farmi tornare a casa piena di piccoli graffi causati dai rovi, di silenzi meditativi e di rimorsi. La fatica poi ha sempre avuto su di me quello straordinario potere di rimettere in ordine priorità e di ripensamenti sui miei agi e privilegi.

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Per esempio tra le altre cose accadute a #Samos, una delle attività in cui ho messo in forte discussione i miei limiti, è stata quella con la ONG olandese @movementonthegroundofficial nella raccolta dei rifiuti prodotti nella tendopoli nominata proprio “la #Giungla“, #theJungle, un'area nata informalmente nella campagna tra arbusti e cespugli e che circonda il campo militarizzato, l’#hotspot, dove sono reclusi i migranti #rifugiati, impossibile da fotografare. Recuperare in grossi sacchi neri della spazzatura migliaia di rifiuti che vengono lasciati in giro per la #tendopoli è una sfida enorme, ma non impossibile, e quando parlo di raccolta dei #rifiuti, intendo anche: si raccoglie tutto. L'odore è forte, nauseabondo e la mascherina d'ordinanza molto spesso non basta, ma come netturbina junior direi che me la sono cavata piuttosto bene. Amo le #sfide e spesso è capitato di superare me stessa mentalmente e fisicamente, come in questo contesto-limite, spingendomi con corpo, braccia e mani (sempre coperte dai guanti) nelle fosse lerce e senza il supporto dei bastoncini acchiappa-lattine, per fare prima. Tanto è bastato per farmi tornare a casa piena di piccoli graffi causati dai rovi, di silenzi meditativi e di rimorsi. La fatica poi ha sempre avuto su di me quello straordinario potere di rimettere in ordine priorità e ripensamenti sui miei agi e privilegi. ▪️Il resto del post su: https://www.vincenzalofino.it/the-jungle/ #wearedrops #summer2019 #Volunteers #volunteering for #refugees #greece #humanitarians #humanitarianaid #internationalvolunteering #myjob #movementontheground #grecia

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The Jungle

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