Oggi è il #WorldRefugeeDay, cioè la giornata mondiale al fianco dei Rifugiati e il pensiero non può non andare alla situazione (dis)umanitaria di Samos, dove mi trovo. Ma prima un recap.

Spesso i miei amici lontani mi chiedono: ma che fai di preciso lì? Su cosa lavorate? Che cosa fate di concreto per i rifugiati? Sono tante le attività che noi volontari conduciamo qui a Samos. Per esempio per quanto mi riguarda, l’attività che preferisco più di ogni altra, contrariamente alle mie colleghe volontarie, è senza dubbio quella di sgobbare in magazzino, soprattutto dare una mano ai ragazzi probabilmente e volontariamente più predisposti al duro lavoro manuale.

Con Refugee4Refugees (R4R), una ONG locale gestita da una cazzutissima volontaria olandese, Anne e dalle sue collaboratrici Chloé e Ana, non ci limitiamo solo ai convenevoli della distribuzione quotidiana dei beni ai beneficiari rifugiati presso lo “shop” di via Noemis Ntael.
Per poter arrivare al negozio, i beni devono essere ordinati, smistati, impacchettati e organizzati in magazzino, posto in un’area esterna e per ragioni di sicurezza, lontano dalla città. Ogni mattina (domeniche comprese!) una squadra di ragazzi e ragazze (chi vuole e può) parte con il furgoncino, raggiunge il magazzino e inizia la giornata del manovale.

Smistare, pulire, selezionare e imballare pacchi di giocattoli, bambole, preparare i kit igienici, avvolgere le scatole sui pellet e sollevarli con i sollevatori per carichi pesanti e trasportare … insomma farsi letteralmente il mazzo tra migliaia, milioni di vestiti, biancheria intima, pannolini, scarpe di ogni tipo e misura, ciabatte, passeggini di seconda mano, giocattoli, prodotti igienici, lenzuola e coperte: tutte donazioni che generosamente arrivano da ogni parte del mondo, per essere smistata e immagazzinata secondo un senso logico e pronta per essere distribuita a seconda delle richieste che arrivano dallo shop.

Fatto! Nonostante il legamento del mio ginocchio non sia ancora perfettamente recuperato al 100% e nonostante il digiuno del Ramadan che ho scelto di fare di nuovo per il secondo anno consecutivo, sopraggiunto quest’anno durante questa esperienza greca, e realizzando che siamo noi stessi che erroneamente ci poniamo dei limiti e che questi esistono solo nella nostra testa, ma quasi mai possono influenzarci fisicamente o spiritualmente.

Oltre al magazzino, con R4R nel pomeriggio ci sono le kids activities, attività che si svolgono all’aperto con i bambini cui sono tenuti tutti i volontari. Tra queste, i più classici: girotondi musicati, disegni e creazioni con carta e pennelli e tutte quelle attività fisiche e sportive come il calcio che chiaramente gestisco io ;), il salto della corda e altri giochi di animazione.

Queste attività ludiche e ricreative si svolgono in un campo neutro sterrato, ai piedi dell’altro campo… il famoso campo-ghetto, quello militarizzato e con il filo spinato, impossibile da fotografare se non si vuole rischiare di finire nei guai per violazione della privacy che lega questo campo che ha una capienza di 600, massimo di 1000 posti, e che oggi invece ospita più di 3000 “inquilini” rifugiati.

Poi c’è la “giungla” (the Jungle), una tendopoli che circonda tutto il campo. Entrambe le chiamano “prigioni a cielo aperto” e qui intere famiglie che non hanno trovato “ospitalità” nel campo, sono costrette a vivere ammassate in un’area circoscritta tra alberi, cespugli sulla terra brulla, senza acqua, né elettricità.

Un quadro deprimente che non si può descrivere a parole, ma che vediamo da lontano tutti i giorni. Un avamposto al limite delle capacità umane di sopravvivenza, fisicamente costruito lontano dalle abitazioni, e posto di proposito su una collina al di fuori dalla città, così da non recare “troppo disturbo”.

Il network di volontariato Indigo Volunteers che si occupa di reclutare nuovi volontari al servizio delle cause umanitarie a sostegno dei Rifugiati, ha realizzato un video di un minuto (qui sotto) che sta facendo il giro del web, creando imbarazzo tra il pubblico e i benpensanti in Europa:

Questa quindi è la situazione dis-umanitaria a Samos e il flusso di Persone che arriva dal Medio Oriente e da altri paesi in crisi o in guerra, continua inarrestabile e non si fermerà.

Certamente rispetto all’inizio dell’anno 2019 è diminuito e questo non per le scellerate politiche e per i folli accordi EU-Turchia, con le navi Frontex che abbiamo sotto il naso al porto, occupate a respingere e dirottare barche in arrivo verso altre isole perché a Samos “non se ne può più”. All’inizio dell’anno i flussi migratori hanno portato 5000 nuove Persone sull’isola, e ora sono poco più di 3000 perché circa 2000 rifugiati sono stati re-distribuiti tra Atene ed altre isole per incapacità di contenimento.

Pare che tutto questo abbia creato “disagio” alla popolazione, al turismo locale e all’isola intera… Immagina quanto disagio montante (molto borderline) mi è salito da operatrice umanitaria, ma anche da semplice civile, sentire tutto questo razzismo straripante ormai dappertutto. Grecia inclusa.

Il mio pensiero oggi, e non solo oggi, 20 Giugno, Giorno del Rifugiato, va ai bambini con cui giochiamo insieme tutti i giorni durante le nostre kids activities.

View this post on Instagram

Oggi è il #WorldRefugeeDay, cioè la giornata mondiale al fianco dei Rifugiati e il pensiero non può non andare alla situazione (dis)umanitaria di Samos, dove mi trovo. Tra le attività che noi volontari conduciamo ci sono ovviamente le #KidsActivities quelle con i bambini: girotondi, disegni su carta, attività fisiche come il calcio (che chiaramente gestisco io 😉 il salto della corda e altri giochi. Queste attività si svolgono in un campo neutro ai piedi dell'altro campo… quello militarizzato e con il filo spinato, impossibile da fotografare, che ha una capienza di 600, massimo 1000 posti, e che oggi invece ospita più di 3000 "inquilini". Poi c'è la "giungla" (the #Jungle) una tendopoli che circonda tutto il campo, qui nelle foto. Entrambe le chiamano "prigioni a cielo aperto" e qui intere famiglie che non hanno trovato "ospitalità" nel campo, sono costrette a vivere ammassate in un'area circoscritta tra alberi, cespugli sulla terra brulla, senza acqua, né elettricità. Un quadro deprimente che non si può descrivere a parole, ma che vediamo da lontano tutti i giorni. Qui a #Samos, il flusso di #Persone che arriva dal #MedioOriente e da altri paesi in crisi o in guerra, continua inarrestabile e non si fermerà. Certo, rispetto all'inizio dell'anno è diminuito e questo non per le scellerate politiche e per i folli accordi EU-Turchia, con le navi #Frontex che abbiamo sotto il naso al porto, occupate a respingere e dirottare barche in arrivo verso altre isole perché a Samos "non se ne può più". All'inizio dell'anno i flussi migratori hanno portato 5000 nuove Persone sull'isola e ora sono 3000 perchè 2000 sono state distribuite tra #Atene e altre isole per incapacità di contenimento. Pare che tutto questo abbia creato "disagio" alla popolazione, al turismo locale e all'isola intera. Immagina quanto disagio montante (molto borderline) mi è salito da operatrice umanitaria, ma anche da semplice civile, sentire tutto questo razzismo dilagante ormai ovunque. #Grecia inclusa. Il mio pensiero oggi, e non solo oggi, va ai #bambini con cui giochiamo insieme tutti i giorni. #StayHuman #wearedrops #international #volunteering #refugees #greece #Refugee4refugees

A post shared by vincenzalofino (@aenigmafly) on

Share This:

World Refugee Day, Giornata del Rifugiato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »